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La ragazza che sapeva troppo

di

La ragazza che sapeva troppo, M.R. Carey 
Newton Compton Editore, 2015, traduzione di  Moro, Perugini e Rodotà, ISBN: 978-8822709165

Esiste una categoria di libri – e in generale di qualsiasi media – la cui unica funzione è quella di intrattenere il pubblico e di far passare qualche ora immersi in un mondo separato dalla realtà di tutti giorni. Una funzione spesso vituperata nel mondo letterario, per cui la scrittura deve essere arte, far pensare a tutti i costi, ma di cui difendo e difenderò sempre l’importanza. Certe volte abbiamo bisogno di spegnere un po’ il cervello. Ecco, La ragazza che sapeva troppo fa parte proprio di questa categoria, e svolge la sua funzione egregiamente.
 
Carey maneggia e ricombina con un buon grado di padronanza temi e topoi del genere post-apocalittico, un puzzle composito di scenari certamente già visti, ma che, diciamolo, non stancano mai gli appassionati: una catastrofe ha lasciato il mondo scarsamente popolato; i sopravvissuti si aggregano, da un lato, in città-fortini, ultimo baluardo della civiltà in decadimento, dall’altro in gang di razziatori – parenti stretti dei “Figli di guerra” di Mad Max: Fury Road. Nel mezzo, la corsa disperata dell’umanità per salvarsi dall’estinzione totale: naturalmente, come in tanta parta della narrativa e del cinema di questo genere, affidata alla ricerca scientifica – sempre presentata come moralmente ambigua.
 
È proprio nella stazione di ricerca scientifica che inizia la storia, dove troviamo rinchiusa Melanie, dieci anni e un quoziente intellettivo straordinario. Purtroppo, è proprio su questo personaggio che, a mio parere, l’autore fa il passo più lungo della gamba. Scrivere dal punto di vista di un bambino non è mai facile, neanche per scrittori di gran lunga più blasonati; il caso di Melanie è poi ulteriormente complicato: rendere la mentalità di un personaggio nelle sue condizioni (di cui non rivelo troppo) e con la sua intelligenza è un’impresa titanica, e per me semplicemente non riuscita.
D’altronde, tutti i personaggi del libro risentono di difetti più o meno importanti; con qualche rara eccezione l’immedesimazione è difficile, lo sviluppo incoerente o totalmente assente, le motivazioni che li muovono spesso fumose. Più che attribuire il problema a reale incapacità, comunque, tendo a vedere l’effetto collaterale di una scrittura dichiaratamente “cinematografica” (l’autore stesso lo dichiara nella nota finale: il libro è già pensato per l’adattamento al grande schermo), che sacrifica l’approfondimento dei personaggi per concentrarsi sull’ambientazione e, soprattutto, sul ritmo. La gestione dell’azione è infatti sicuramente il tratto più positivo; un incremento graduale di tensione che culmina nel finale, dove la successione degli eventi è febbrile e i colpi di scena continui.
Vale la pena leggere La ragazza che sapeva troppo solamente se questo è quello che si cerca: azione, una buona dose di splatter, la variata e piacevole ripetizione di stereotipi di genere. Ma se cercate il nuovo capolavoro della fantascienza, evitatevi la delusione.
 
Una nota a piè di pagina: Newton Compton è famosa per le sue edizioni a prezzi popolari. Non si può che ringraziare. L’edizione cartacea costa 9,90 €, mentre la versione ebook, che ho acquistato, solo 2,99 € a prezzo intero. Ebook che, al contrario di altri in cui mi è capitato di incappare, è oltretutto curatissimo.

 

Giulia Marich

Giulia Marich

Si occupa di redazione, editing e, negli ultimi anni, anche di traduzione dall’inglese. I suoi interessi si sono rivolti prevalentemente alla letteratura per l’infanzia e a quella fantastica, malgrado tutti gli sforzi compiuti dall’Università per farle cambiare idea. Attualmente collabora con Giunti, e vive sulla linea ferroviaria fra Bologna, Ferrara e Padova. Sta pensando di chiedere la residenza alle ferrovie dello Stato.
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