Inauguriamo la rubrica delle nostre interviste con un autore e illustratore appassionato di storie almeno quanto noi Mostri: Harold Jiménez Canizales.

Originario di Cali, ma residente a Palma di Maiorca, Bella Il libro più straordinario del mondo sono i suoi primi titoli pubblicati in Italia.

 

Che tecnica hai usato per le illustrazioni di Bella e de Il libro più straordinario del mondo?
Per le illustrazioni di Bella mi sono basato su una struttura geometrica regolare e su un impianto che alludesse a una scenografia teatrale, motivo per cui nelle pagine vediamo quasi sempre uno scenario definito con dettagli minimi in cui due personaggi interagiscono in modo simmetrico, ciascuno in un lato del libro. Ho anche fatto in modo che il personaggio principale fosse molto iconico e ho evitato di rappresentare la Strega da un punto di vista che non fosse quello del profilo: viste le sue trasformazioni lungo la storia, era importante che i suoi principali tratti fisici fossero sempre presenti e riconoscibili. Al momento della realizzazione, ho optato per la tecnica digitale.

Ne Il libro più straordinario del mondo ho progettato la struttura come una progressione da pagine più rigide e regolari a passaggi più freschi e organici, in coerenza con l’evoluzione della storia, che inizia con gli elementi classici di una narrazione fino a perdere la sua configurazione e trasformarsi in qualcosa di completamente diverso. In questo caso ho fatto in modo che Samuel avesse diversi punti di vista – essendo quasi l’unico personaggio, non correvo il rischio che ci si perdesse. Per questo libro ho utilizzato una tecnica ibrida: un po’ di elementi digitali e diverse tecniche tradizionali su carta che ho poi editato al computer.

 

Ti va di parlarci del tuo processo creativo?
Il processo creativo ha tante e diverse fasi: innanzitutto c’è la fase di ispirazione, e lo stimolo può arrivare da varie fonti, questo è il momento in cui emerge l’argomento di cui mi piacerebbe parlare. Poi c’è la fase di esplorazione di idee e possibilità, in cui faccio tante ricerche e letture sull’argomento. Una volta chiarite le idee mi concentro sullo sviluppo della storia, faccio qualche schizzo a matita e butto giù le vicende principali. Tutto ciò si svolge in dei piccoli quaderni che porto sempre con me ovunque vada. Il passo successivo consiste nel progettare i personaggi in modo più dettagliato e cominciare a costruire lo storyboard. Successivamente pianifico il formato e il numero di pagine, la composizione di ciascuna pagina e altri dettagli che mi permettono di pianificare l’elaborazione delle illustrazioni. Infine arriva la fase di illustrazione vera e propria, in cui realizzo alcune parti al computer e altre con tecniche tradizionali nel mio studio.

 

In quale momento della giornata preferisci lavorare? Ascolti musica mentre lo fai?
Preferisco lavorare al mattino, quando mi sento più fresco, con più energie e la luce è molto più intensa.

In base alla fase di lavorazione in cui mi trovo, scelgo diversi accompagnamenti di sottofondo; preferisco ad esempio il silenzio quando sono nelle fasi creative in cui devo sviluppare le idee. Quando tutto è ormai chiaro e sto già disegnando, la migliore compagnia per me sono gli audiolibri, amo ascoltare storie belle mentre lavoro, anche se a volte ho bisogno di un po’ di musica per incoraggiarmi. In quei casi la musica che scelgo può variare, a volte è musica sperimentale, altre volte alternativa e altre ancora è, ovviamente, musica latinoamericana.

 

Quali sono i tuoi tre illustratori preferiti? Ti ispiri a loro quando disegni o credi che abbiano influito in qualche modo con la tua maturazione artistica?
A dire la verità non ho illustratori preferiti, mi piacciono tante cose molto diverse, e di fatto fatico anche a ricordare i nomi: per rispondere a questa domanda mi sono messo a cercare su internet, ma poi mi sono reso conto che sarebbe stato un po’ forzato dire che sono i miei preferiti, quando in realtà sono preferenze discontinue. Ovviamente riconosco l’influenza di molti di loro nel mio lavoro, osservo il modo in cui diversi illustratori organizzano lo spazio della pagina, combinano colori, sintetizzano forme, narrano con le immagini… Mi considero una persona molto predisposta all’apprendimento e sono sempre alla scoperta di nuove cose che mi interessa sperimentare nel mio lavoro.

 

Quale consiglio vorresti dare a un giovane illustratore di albi per l’infanzia?
Che sia paziente e che sappia ascoltare molto bene. Che presenti il suo lavoro al maggior numero di persone possibile nell’ambito dell’editoria per ricevere opinioni e che sia molto ricettivo rispetto ai commenti; che sia capace di essere sensibile alle impressioni ricevute senza sentirsi offeso. Bisogna insistere moltissimo e non limitare le possibilità creative, ma esplorare tutte quelle che ci vengono in mente senza il timore di fare cose che non rientrano nel proprio “stile”.

Grazie Canizales!