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Tossici: Hitler e le droghe nella Germania nazista.

di

Tossici – L’arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista, di Norman Ohler.
Rizzoli, 2016, ISBN: 9788817091220

“Nasceva così una metanfetamina di qualità superiore persino a quella preparata da Walter White, il protagonista della serie televisiva Breaking Bad. L’espressione «breaking bad» significa «sbroccare». Un termine azzeccato, forse, per descrivere la situazione assolutamente fuori controllo che caratterizzò gli anni dal 1933 al 1945.”

Il fenomeno storico dell’ascesa del regime nazista e la sua evoluzione sono stati studiati, analizzati, vivisezionati, scomposti e approfonditi da centinaia di libri nell’arco degli anni. Nonostante permanga l’impossibilità di conoscerne ogni dettaglio, questo libro fa luce su un aspetto della storia che fino ad ora è stato ignorato o, nel migliore dei casi, è stato appena accennato dagli storici di tutto il Mondo.

Ohler racconta l’impatto che ha avuto la droga nella Germania nazista e risponde all’unico vero interrogativo che mi sono posta quando ho scelto di acquistare Tossici: com’è possibile che un’intera nazione si sia fatta abbindolare dal sogno ariano e dai deliri scellerati di Hitler?

Volendo banalizzare molto, la risposta è: perché erano tutti fatti. Questa però, più che una verità storica è un’estremizzazione inesatta e pericolosa, come sottolinea in questo articolo il Guardian.

Pervitin

Tossici racconta scrupolosamente aspetti inediti di quel periodo contestualizzandoli con estrema precisione.
La prefazione è, di fatto, un foglietto illustrativo: un bugiardino onesto però, che centra la diagnosi, descrive come conservare il volume (fuori dalla portata dei bambini) e che mette in guardia dai possibili effetti collaterali della lettura del libro. Effetti collaterali che, per giunta, ho provato quasi ad ogni pagina, mentre lo divoravo. Prescrive inoltre di finire la lettura che, come ogni terapia, non può essere lasciata a metà, pena la distorsione della realtà storica dei fatti.

“La storiografia” – come sottolinea l’autore – “non è una scienza esatta. Ma in essa sussiste una parte di invenzione. […] I fatti […] sono sottoposti ai modelli interpretativi di influssi culturali esterni. La consapevolezza che la storiografia è in parte letteratura riduce il rischio di cadere in errore mentre si legge. Ciò che viene presentato è una prospettiva anticonvenzionale, e il ricordo dei testimoni la può rendere distorta. Si può sperare però di distinguere qualcosa di vero nel travisamento.”

Con questo non intende però affermare che ci si trova davanti ad un’opera di fantasia, tutt’altro; i materiali inediti che Ohler studia e riporta nel libro sono, in diversi casi, stati desecretati espressamente in questa occasione, al fine di permettere che la sua ricerca venisse completata. Tossici riporta con esattezza rapporti e atti degli archivi di Stato americani e tedeschi e non manca di ricordarci come a Mosca e negli archivi londinesi esista ancora molto materiale inedito e inaccessibile su questo periodo storico.
L’enorme corredo bibliografico, le note e le appendici – che, per nostra fortuna sono state raccolte alla fine del libro – ci impediscono di dubitare della sua ricostruzione, ma non possono e non devono farci arrivare a conclusioni che attenuerebbero la responsabilità dei gerarchi nazisti sulla base di circostanze solo presunte.

Tossici, bestseller tradotto in 26 lingue, è avvincente e scorrevole come un romanzo, e in questo sta l’estrema bravura di Olher, che riesce ad essere esaustivo senza mai stancare, grazie ad un’ironia cinica ma così ben dosata da non risultare mai inopportuna. Il suo stile preciso scongiura l’inevitabile senso di nausea che certe vicende non possono non scatenare.

Pervitin, Eukodal, speedball, eroina, morfina, benzedrina, cocaina, ossicodone, vitamine che non sono vitamine, ormone della crescita, metanfetamina e chi più ne ha più ne metta, sono solo alcune delle droghe di cui nel libro ritroverete la storia. Per mezzo degli appunti del medico personale di Hitler, il dottor Theo Morell, scoprirete cosa usava il famoso “paziente A”; dai resoconti medici verrà fuori di cosa si facevano gli eserciti e con cosa si drogava la popolazione e, nell’edizione italiana, non poteva mancare una breve introduzione che integrasse il materiale del libro facendoci subito capire come si comportava il “paziente D”, il Duce.

Insomma, è proprio vero, più che Heil… High Hitler.

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Sara Perlini Benucci

Sara Perlini Benucci

Laureata in pittura all’Accademia di Belle Arti, ha deciso di fare della sua pedanteria una professione. Dopo diverse esperienze in gallerie d’arte e nella saggistica di settore con i suoi molteplici pseudonimi, ha fatto della riservatezza estrema il suo marchio distintivo. Critica d’arte prima, ghostwriter ed editor di narrativa poi, si diverte ancora ad essere qualcun altro ogni volta che può.
Sara Perlini Benucci

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